Si va allargando, sulle spiagge del Mar Giallo e in centri appositi situati ormai in quasi tutte le città dello Stato, il business dei tatuaggi in italiano ai più ignoranti, ma in compenso pretenziosi, tra i cittadini della Repubblica Popolare Cinese.
Questo colossale affare, partito pochi anni fa dall’intuizione di un tossicodipendente di Terni, consiste in pratica nel vergare sulla pelle dei clienti parole italiane desuete o di etimo incerto, quali “suffumigio”, “mazzafrusto” e “tumadre”, facendo credere ai fessi che si tratti di formule di grande romanticismo o del nome stesso del Li Peng di turno, traslitterato in segni latini.
Per questo motivo, le spiagge cinesi si vanno riempiendo di schiene e polpacci su cui spicca il lemma “bradisisma”; fortunatamente, la scarsa penetrazione della nostra cultura all’estero impedisce de facto che si scopra l’inganno.